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Progetto Gambia



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Il mio viaggio in Gambia

27-28 dicembre:
Il viaggio è iniziato sotto i peggiori auspici, il mio volo ha perso la coincidenza per Dakar a Lisbona per soli 15 minuti; l'impressione generale è stata che i voli non turistici verso l'Africa siano considerati di categoria inferiore rispetto a tratte internazionali molto più "blasonate".
Mi sono quindi dovuto organizzare per la notte cercando una sistemazione per il pernottamento, ho dormito pochissimo, più per l'irritazione che non per la stanchezza. I denti continuano a tormentarmi, sono stanco, ma ci vuole ben altro per fermarmi.
Ho contattato ASSANE per avvertirlo del contrattempo, nella speranza che riesca a posticipare gli appuntamenti già in programma per il 29.
Questa sera dovrei partire verso le 21. Mi metterò in contatto quanto prima.


29 dicembre:
Sono arrivato alle 4.30 a Dakar in condizioni pietose, mi sono trovato faccia a faccia con il Ministro della Salute alle ore 13.00 il quale, mosso probabilmente da umana pietà, mi ha concesso un nuovo colloquio per domani 30 Dicembre alle ore 11.00.
La barba di due giorni, la camicia oltremodo sudata da sembrare una seconda pelle, in ciabatte per la temperatura equatoriale, anche se è inverno, sono sicuramente le ragioni che hanno convinto il Ministro a concedere tale proroga.
Inoltre nel pomeriggio di domani, verso le ore 16.00, avrò l'incontro con il prelato che mi attende con ansia, per conoscere in maniera più approfondita lo scopo del mio viaggio.
Anche se provato, e non poco, da tutte le vicissitudini, continuo a tenere duro per portare a compimento la mia missione.

30 dicembre:
Dopo una notte piuttosto tranquilla e riposante, ho avuto alle 11.00 l'incontro con il Ministro della Salute il quale, compresa l'importanza della mia missione, ha convocato d'urgenza per domattina un "Consiglio dei Ministri" straordinario.
Mio punto fermo è stato il coinvolgimento di una missione cattolica e la certezza di non creare una nuova cattedrale nel deserto, bensì una struttura capace (e decisamente ne necessitano) di poter soddisfare richieste mediche in modo continuativo.
La SOM (Sala Operatoria Mobile) da me proposta ha attirato un deciso interesse dal Ministro stesso, che giustifica la sua mobilitazione.
Considerato il periodo festivo, ancora più sentito che da noialtri, mi è stato ritirato il passaporto con la scusante del prolungamento del visto di soggiorno. A questo punto spero di fare ritorno entro il 10 di Gennaio anzichè il 04 come previsto.
Mi è stata persino affiancato un accompagnatore, ufficialmente per la mia incolumità personale, ma non ne sono del tutto certo!
Soggiorno da un cugino di ASSANE, mio cicerone e guida in questa avventura, dal mio arrivo è un continuo giungere di persone sconosciute quasi fosse un pellegrinaggio.
Di tutte queste, e delle persone incontrate nel mercato locale, ho impresso nella mente il sorriso con cui ognuna mi si presenta. Questo mi mette a disagio! Ho la sensazione di essere trattato come un santone e questo non mi è congeniale.
L'incontro con l'alto prelato è stato posticipato anch'esso a domani; nel mentre cerco di recuperare le energie disperse nel lungo viaggio che mi ha portato sino a qui.

31 dicembre:
Il fine anno da queste parti è decisamente sentito come vero giorno di festa.
Bambini, adulti ed anziani, uomini e donne sono indaffarati per i festeggiamenti del nuovo anno. Oggi ho incontrato uno dei pochi preti (i cattolici corrispondono al 10 per cento della popolazione) che lavorano qui con non poche difficoltà. Una bella persona, molto sveglia pronta ad aiutarmi nella mia impresa e soprattutto l'unico con cui ho potuto parlare in italiano.
Infatti il mio cicerone ASSANE, è dovuto ripartire alla volta di Dakar per cercare di spostare il nostro rientro alla nuova data. Così oggi, e per parte sicuramente di domani, rimango solo con i cugini di ASSANE che mi ospitano, e con il "taxista" che mi segue e si presta ad ogni mia necessità.
Il pomeriggio l'ho trascorso in piacevole compagnia di numerosi bambini che suonando tamburi e giocando a pallone, mi hanno allegerito l'attesa della grande festa serale di Banjul. Festa meravigliosa nello stadio della capitale, Banjul appunto, alla quale hanno partecipato anche le più alte cariche del paese.
I miei accompagnatori volevano presentarmi al Presidente in carica, ma poichè non mi sentivo adeguatamente abbigliato, ho preferito rimandare l'incontro e godermi lo spettacolo previsto. Un qualcosa di veramente eccezionale: fuochi d'artificio stupendi, con colori sgargianti e con forme mai viste prima. Farfalle di luce che ripetutamente si stagliavano nella notte africana, di una bellezza disarmante. Tutto è proseguito sino alle 03.00 del mattino arricchito di balli e canti: una vera festa!

Buon Anno a tutti quelli che mi seguono ed ai tanti amici che mi hanno contattato e seguito in questi primi giorni.

1 gennaio:
Oggi sono a riposo, mi trasferirò in giornata nell'abitazione del mio "taxista" di cui ignoro la località di residenza (non è così facile capire il villaggio o paese in cui ti puoi trovare).
Nella giornata di domani incontrerò l'alto prelato, in attesa anche delle notizie relative all'incontro del Cosiglio dei Ministri avvenuto l'altroieri.

2 gennaio:
Anche oggi ho trascorso la giornata in assoluto riposo, più che altro senza fare un granchè, date le giornate festive e l'assenza del mio cicerone ASSANE, con l'impossibilità di comunicare realmente con chiunque mi circondi.
Il cugino, SHERIFF (spero sia corretta la grafia), è estremamente accomodante e disponibile. Ieri io e lui avevamo pensato di poter girare in zona in modo da procurarmi del materiale fotografico e vedere più da vicino le condizioni di vita di queste popolazioni: ma ahimè la macchina ha avuto un contrattempo e si è rivelata inutilizzabile. Per chiarire l'idea, non parliamo di automobili con problemi di centraline elettroniche, ma di mezzi che si muovono anche e grazie a banalissimi fil di ferro.
Mi rammarica, in questi giorni d'attesa, il non aver festeggiato l'inizio del nuovo anno con mia moglie ed i miei cari, così come non aver potuto fare di persona gli auguri a mia nipote: spero che mi possano perdonare.
Ormai rassegnato a trascorrere le giornate in solitudine, ecco arrivare ASSANE: sono le 23.00, ora locale. E' decisamente sfinito da questi ultimi giorni di attese, code e disagi avute con l'auto. E' riuscito a sapere che non ci sono problemi per posticipare il volo di ritorno: basta pagare una sorta di penale. E' proprio vero che tutto il mondo è paese!

3-4 gennaio:
In questi ultimi due giorni sono riuscito a capire qualcosa in più di cosa significa vivere in certe zone del pianeta. Finalmente ritornato con voce ed udito, ASSANE per inteso, riesco a muovermi con maggiore facilità tra popolazione e villaggi. Lo stile di vita è decisamente povero, e questo forse sembrerà banale, ma nei gesti e le ritualità quotidiane si vede comunque, la voglia di cambiare e migliorarsi il più possibile. Così tra le fatiscenti baracche di legno e lamiera, si può trovare anche picole case e nuovi "quartieri" a misura d'uomo dove potranno alloggiare centinaia di famiglie. Sembra abbastanza evidente che l'impegno da parte delle amministrazioni sia rivolto a questo preciso scopo e, seppur lenta, la creazione di tale zone abitative ne è la testimonianza.


Queste foto siamo riusciti ad inviarle, e non tutte, con non poche difficoltà, poichè gli "internet point" esistono, ma non tutti hanno gli adeguati strumenti per la corrispondenza e, finalmente trovato quello che faceva al caso nostro, abbiamo dovuto soffrire quasi due ore per la riuscita dell'invio stesso. Per questi motivi vedrete solo parte di quello che vi stavo testimoniando, impegnandomi a trasmettere altro materiale fotografico nei giorni seguenti. Nelle foto successive potrete vedere cosa significa, da queste parti, andare al mercato, procurarsi l' acqua e coltivare quello che la terra può offrire.


Oggi sono stato contattato dal Ministro della Salute, il quale mi ha fissato un' udienza per il prossimo Mercoledì 06 Gennaio, a cui parteciperò con il mio piccolo "staff", ovvero ASSANE, SHERIFF, AMADU e SABALI'.



6 gennaio:
Volevo innanzitutto ringraziare coloro che, sia da questo sito che dai "social network", seguono con partecipazione questa avventura. Anche se non personalmente sono tenuto informato di tutto, per questo mi sento particolarmente grato a chi si adopera per aggiornare le notizie da me inviate e a chi usa ogni mezzo per far conoscere lo scopo del viaggio.
In tutta franchezza devo dirVi che, forse per l'età o forse per il troppo benessere a cui siamo abituati, il mio fisico inizia ad inviare qualche segnale di debolezza. L'alimentazione ha decisamente il suo peso, così come il clima e il ritmo di vita del paese. Le giornate in Gambia offrono ben poche possibilità, dandomi la sensazione di essere quasi interminabili, del tutto fuori dai nostri schemi convulsi e nevrotici.
Oggi ci siamo presentati dal Ministro, il quale, scusandosi, ha dovuto rimanadare a domani l'incontro per impegni istituzionali inaspettati. Vi rinnovo l'appuntamento a domani con la speranza di raccontare buone nuove.

7 gennaio:
Questa mattina ho incontrato il Ministro della Salute, che mi ha informato del fatto che anche altri Paesi sono molto interessati al progetto. E' stato quindi fissato un ulteriore appuntamento per giovedì prossimo, 14 gennaio, per illustrare il progetto di fronte ai rappresentanti delle diverse nazioni.
Nel frattempo ho provveduto a far tradurre la bozza del progetto in lingua inglese, affinchè sia più comprensibile ai convenuti. Oltre ad aver suscitato un interesse davvero inaspettato qui, mi hanno informato che anche nell'alessandrino il mio viaggio ha attirato l'attenzione della carta stampata, mi auguro che tutto questo si concretizzi in un aiuto tangibile per coloro che ne hanno davvero bisogno.

Dalle pagine de "Il secolo XIX" di oggi

8 gennaio:
Con la giornata di ieri sono entrato in contatto, facendone piacevole conoscenza, con il console onorario del Gambia, un gentile signore indiano titolare di un ferramenta, il quale accoltomi calorosamente mi ha fornito le giuste indicazioni per mettermi in contato con l' ambasciatore italiano in Senegal. L'esigenza nasce dagli improvvisi risvolti della vicenda, per un supporto che solo a livello istituzionale posso ottenere. Peccato però che il numero telefonico datomi dal console non si sia rivelato altro che il numero del "Royal Hotel" di non so bene dove!
Nero forse più degli stessi africani, il mio "entourage" mi ha procurato rapidamente il numero dell'Ambasciata a Dakar. Mio malgrado sono rimasto intrappolato in un girone dantesco di "prema tasto uno per... prema tasto due per..." bruciando completamente i crediti telefonici a mia disposizione: non sono nemmeno bastati quelli dei miei accompagnatori! Decisamente rattristato dalla spiacevole esperienza telefonica, ho quindi deciso di recarmi personalmente dall' ambasciatore.
Ed il passaporto? Non ci crederete, ma mi è stato direttamente recapitato nella camera della casa in cui soggiorno. In serata dobbiamo partecipare ad una festa locale, a cui per ovvie ragioni non possiamo mancare, dopodiché partiremo alla volta di Dakar nella speranza di trovare con maggiore facilità la strada del ritorno.

Dalle pagine de "Il Piccolo"

9-10 gennaio:
Siamo partiti alla volta del Senegal verso le 21.00 salutando e ringraziando tutti coloro che ci hanno accolti e seguiti in queste settimane.
Preso l'ultimo traghetto che attraversa il fiume Gambia, che è molto verosimile ad una ristretta arca di Noè, ricca di ogni specie animale suoni e colori che difficilmente dimenticherò, giungiamo alla frontiera tra i due paesi. Qui impprovvisamente l'auto decide di non voler più ripartire, così scesi prendiamo a spingerla riuscendo alla meglio a metterla in moto. Neanche un'ora di viaggio ed ecco un nuovo imprevisto: gomma forata. Sostituita riprendiamo la via e nel cuore della notte una pattuglia della polizia ci ferma per un controllo di routine. Perquisiti dalla testa ai piedi, come si conviene per i peggiori criminali, ci lasciano andare: sono le 03.00 di mattina e Dakar è ancora distante. Giunti, dopo altre tre ore, possiamo finalmente goderci il meritato riposo. Un viaggio che posso tranquillamente definire ALLUCINANTE, forse per la mia età, forse per le comodità a cui siamo abituati, ma decisamente un' esperienza difficile ed indimenticabile.
Oggi è domenica, ma la città sembra non accorgersene, perciò andiamo alla ricerca di un internet point ed inviamo senza problemi altre immagini dell' avventura in Gambia. Domani cercherò di entrare in contatto con l'ambasciata e penso che già in settimana possa rientrare, per riposare e riorganizzare idee e documentazione per la mia prossima visita.


11-12 gennaio:
Rinvigoriti dopo una lunga giornata di riposo, ci siamo recati presso l'ambasciata a Dakar, ma anche oggi il destino ha voluto porre il suo segno e così ci siamo arrestati all'ennesima fermata dell'auto. Sembra quasi che questo traguardo si allontani sempre più da me, ma per nulla vinti riusciamo a raggiungere la destinazione.
In fortissimo ritardo sulla prevista tabella di marcia e fuori dagli orari di accoglienza, sono riuscito a parlare con un milite, in servizio presso l'ambasciata, il quale in maniera meravigliosa ed accogliente mi ha avvisato dell'assenza dell'ambasciatore per impegni in paesi confinanti. L' appuntato Capraro, venuto a conoscenza delle vicessitudini della giornata e mosso da un'umanità che rispecchia l'uniforme che indossa, mi ha garantito che avviserà l'ambasciatore della mia visita quanto prima e di portare un saluto alla cara penisola.
La giornata riservava, però, altre sorprese e puntualmente eccole arrivare: nel dettaglio un camion che, per distrazione, urta pesantemente il nostro veicolo. Prontamente, l'accompagnatore che mi segue dal Gambia scende dall'auto e comincia ad inveire sull'autista, ma considerato il buon stato di salute dei miei compagni di viaggio, lo invito a desistere da ogni altra forma di ragione se non quella verbale. Questo ha significato un' ulteriore impegno di due ore per raccogliere i cocci e sbrogliare le faccende di rito. Domani, quindi, cercheremo di riassettare al meglio l'auto per poi la notte prendere il volo di ritorno così faticosamente meritato.
Meteo ed imprevisti permettendo, prevedo di arrivare mercoledi mattina a Milano Malpensa, anche perchè il mio fisico da "sessantenne" inizia decisamente a dare segni di cedimento.

13 gennaio:
Se il volo di andata è stato caratterizzato da disguidi e ritardi, ma anche da fortuite e piacevoli conoscenze legate al destino, il ritorno ha voluto presentare il conto. Dapprima all'areoporto di Dakar per recuperare i biglietti per il rientro, successivamente a quello di Lisbona cercando di non perdere la coincidenza.
Nel primo, con estrema pazienza e calma, abbiamo faticato parecchio ad ottenere i biglietti poiché, anche se con accordi già presi precedentemente, risultavamo in lista da Lisbona a Milano, ma non sul volo in partenza dal Senegal. In ogni caso e dopo diverse ore effettuiamo il check-in alle 02.00 del mattino: prime cinque ore.
Sbarcati a Lisbona abbiamo individuato a tempo di record il "gate" ed effettuato le procedure d'imbarco, ma dati i tempi strettissimi e le diversità tra passaporto elettronico e quello tradizionale, il sottoscritto è salito quasi subito sull'aereo mentre il mio compagno ha impiegato non poco per raggiungermi. Ho avuto la forte sensazione che non ce l'avrebbe fatta, ma quando ormai mi stavo rassegnando a viaggiare solo, lo vede apparire con mia estrema gioia.
Quasi come se il destino si divertisse con noi, pronti al decollo rimaniamo fermi sulla pista per quasi un'ora. E fanno sei.
Sono trascorse circa venti ore da quando siamo partiti da Dakar, senza avere riposato a sufficienza e mangiato pochissimo, ma mentre rientro al paese in cui vivo, abbagliato dal biancore della neve che ci circonda, sento ancora sulla pelle il caldo del sole africano e penso a quando potrò ritornare e completare la "MISSIONE GAMBIA" (così l'hanno chiamata gli amici di Facebook) iniziata due settimane orsono.


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